Quando l’innovazione aziendale perde direzione e diventa una somma di iniziative scollegate, il problema non è la mancanza di idee, ma l’assenza di governo.
Nelle organizzazioni reali l’innovazione raramente fallisce per mancanza di idee.
Fallisce perché le decisioni vengono prese senza un sistema.
Progetti che partono, iniziative che si sovrappongono, strumenti che si aggiungono uno dopo l’altro.
Tutto sembra “innovazione”, ma nulla costruisce continuità.
Il problema non è l’assenza di iniziative, ma la loro mancanza di connessione.
Nel tempo emergono segnali chiari.
Non arrivano tutti insieme.
Si accumulano.
iniziative che non dialogano tra loro
tecnologie introdotte senza una direzione condivisa
urgenze che diventano strategia
responsabilità distribuite, ma non governate
risultati difficili da misurare e da spiegare
Non è incompetenza.
È assenza di un quadro decisionale esplicito.
Quando l’innovazione non è governata come sistema:
si accumula complessità
aumenta la fatica organizzativa
diminuisce la capacità di scegliere cosa non fare
Il problema non è “fare poco”.
Il problema è fare senza sapere perché.
Molti studi e osservatori internazionali lo evidenziano da tempo:
le organizzazioni che non strutturano le decisioni sull’innovazione faticano a trasformare iniziative isolate in valore sostenibile.
Il problema non è la tecnologia.
Non è la mancanza di idee.
È l’assenza di un governo delle scelte nel tempo.
Quando le decisioni non sono esplicite, misurabili e condivise, l’innovazione resta frammentata, reattiva, difficilmente misurabile, anche quando gli investimenti aumentano.
Se ti riconosci in almeno uno di questi segnali, il punto non è introdurre nuove soluzioni.
È fermarsi e chiarire come vengono prese le decisioni.
Prima di chiedersi cosa fare,
serve capire come si decide.
Ogni decisione sull’innovazione coinvolge tre livelli diversi.
Il problema nasce quando questi livelli non sono allineati.
È quello che lavora sull’urgenza.
Risolve problemi immediati, introduce strumenti, avvia progetti.
Quando domina da solo:
l’innovazione diventa reattiva,
le iniziative si moltiplicano,
il tempo decide al posto delle persone.
È quello che organizza, misura, assegna responsabilità.
Dovrebbe creare continuità tra iniziative, risorse e obiettivi.
Quando è debole:
i progetti non dialogano,
i risultati sono difficili da spiegare,
la complessità cresce più velocemente del valore.
È quello che decide perché e dove innovare.
Dà direzione nel tempo, stabilisce priorità e confini.
Quando è assente:
tutto sembra importante,
nessuno sa cosa non fare,
l’innovazione perde senso prima ancora di produrre risultati.
l dolore nasce qui.
Non da mancanza di idee, ma da decisioni prese senza un sistema che tenga insieme questi tre livelli.
Ed è esattamente da qui che bisogna ripartire.
[I ricercatori hanno dimostrato che gli esseri umani prendono le loro decisioni in modo emotivo e istintivo e le giustificano poi razionalmente. In realtà, le emozioni sono processate e trattate dal cervello intermedio e la decisione finale presa dal cervello primitivo, l’OLD BRAIN.]
Dal libro NEURO-marketing di P. Renvoisé, C. Morin nella versione italiana a cura di Fabio Paron.
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